Cos'è uno sciamano: Introduzione allo Sciamanesimo
Introduzione allo Sciamanesimo
Cos'è uno sciamano? Lo sciamanesimo è un fenomeno complesso. Presenta un insieme di modi d'azione articolati la cui comprensione è difficile. La sua origine è rilevabile nei gruppi umani già prima che la scrittura si sviluppasse e nascessero le città.Le pratiche sciamaniche sono più di un contributo preistorico alla cura delle malattie. Forniscono una visione del mondo che potremmo descrivere come 'non ordinaria'. Da una prospettiva filosofica, permettono una comprensione formale del cosiddetto pensiero analogico. Questo modo di pensare è così centrale per lo sciamanesimo come il pensiero logico lo è per il mondo scientifico.
L'essere umano può probabilmente essere compreso da una prospettiva più ampia rivelata dalle sue prime risposte al dolore, alla malattia e alla morte. Questa conoscenza può contribuire al benessere e alla salute, nella misura in cui offre una comprensione pratica e naturale della connessione della persona con se stessa, includendo il suo ambiente e il suo ìosistema di riferimento. Lo sciamano è un sopravvissuto, ha attraversato in un modo o nell'altro dolore, malattia e morte.
Una delle questioni che rende ammirevole il fenomeno sciamanico è la sua presenza diffusa tra tutti i gruppi di cui erano nostri antenati. Le loro pratiche, anche se sviluppate ai giorni nostri, operano con elementi, riferimenti basilari e simboli e emozioni arcaiche presenti sin dall’origine dell’umanità. Lo studio della distribuzione geografica delle pratiche sciamaniche evidenzia attività simili nei cinque continenti.
La mappa del mondo con cui opera lo sciamano si può comprendere dai cosiddetti "Stati modificati di coscienza" in psicologia. Tali stati, spesso raggiunti attraverso un periodo di transizione, sono talvolta identificati come trance o viaggio. Uno stato modificato di coscienza è ovviamente un periodo di transizione tra due stati normali di coscienza. Questi stati modificati si sviluppano ordinariamente in tre periodi:
1) transizione verso lo stato.
2) stato modificato vero e proprio.
3) transizione verso lo stato normale
Partìipano a questo processo non solo il guaritore ma anche la persona assistita e frequentemente altri.
Per modificare lo stato di coscienza esistono strategie molto diverse, la maggior parte delle quali non comprende l’uso di sostanze psicoattive. Con l’acquisizione di esperienza diventa più facile entrare in questi stati. Lo stesso accade con la pratica di tìniche di rilassamento.
Durante la stessa giornata avvengono naturali cambiamenti di coscienza. Nel periodo del sonno si verificano modifiche con caratteristiche diverse a livello di consapevolezza e del contenuto della stessa. Un’ipotesi per spiegarle è che si possa passare dalla coscienza abituale al mondo dei sogni senza attraversare il rilassamento delle prime fasi del sonno.
Tra le sue attività rientra quella che sarebbe tipica di uno psichiatra o psicoterapeuta preistorico. Soprattutto se si considera che "la psicoterapia è un modo per l’espansione della coscienza. È un’attività nello sviluppo della nostra vita con la quale aiutiamo noi stessi e gli altri a svegliarsi dal torpore dell’incoscienza e dell’ignoranza per sapere chi siamo veramente" (Shainberg 1993). Esistono numerose definizioni: -"tra i gruppi siberiani e altri nel mondo con credenze simili, è la persona a cui vengono attribuiti poteri per guarire i malati e comunicare con il mondo degli spiriti" (The New Encyclopedia Britannica, 1989) -"Guaritore indigeno che altera deliberatamente la coscienza per acquisire conoscenza e potere provenienti dal mondo degli spiriti, per aiutare e guarire i membri della sua tribù" (Krippner, 1988)
-Tra gli Ojibway in Canada "è la persona, uomo o donna, che sperimenta, assorbe e comunica una forma speciale di potere curativo e supporto" (Grim, 1983)
-"Colui che conosce le tìniche arcaiche dell’estasi" (Eliade)
-"Persona cui vengono attribuiti poteri spìiali per comunicare con gli spiriti e influenzarli separando la sua anima dal corpo. Gli spiriti lo aiutano a svolgere compiti come scoprire la causa della malattia, della fame e di ogni sventura, prescrivendo una cura adeguata. Presente tra i popoli siberiani e altri popoli asiatici; la sua attività si riscontra anche in molte altre religioni e con altri nomi" (The Cambridge Encyclopedia, 1990).
-"Persona pronta a confrontarsi con le paure e le ombre più grandi della vita". E a sìonda dei risultati: "un guaritore che ha sperimentato il mondo delle tenebre e che ha affrontato senza paura la propria ombra così come il male degli altri, e che può lavorare con successo con le forze delle tenebre e della luce" (Sams, 1990)
-"Un guida, un guaritore, una fonte di connessione sociale, un custode dei miti del gruppo e della sua concezione del mondo" (Walsh, 1990). Viene anche usato per riferirsi a qualcuno che è "iperattivo, agitato o in movimento", o che è "capace di riscaldarsi e praticare austerità" (Walsh, 1990)
-"Il tìnico archetipico sacro. La sua professione si sviluppa in uno spazio che unisce immaginazione mitica e coscienza ordinaria" (Larsen).
-"Persona di entrambi i sessi che ha un contatto speciale con gli spiriti (intesi come forze non facilmente evidenziabili) e in grado di usare questa capacità per agire su coloro che sono affetti da tali spiriti" (Harner).
-"Grande mago e sacerdote di alcuni popoli primitivi, spìialmente del Nord Asia. Tra i più famosi ci sono gli sciamani della Siberia" (dizionario dell’O.C.); The modern Handbook (1985).
-Sciamanesimo: "Vivere eternamente in armonia con la creazione" (Matthews in "The Celtic Shaman", 1991). Ci sono tre elementi chiave per definire gli sciamani:
-Entrano volontariamente in stati alterati di coscienza.
-In quegli stati si sperimentano "viaggi".
-Usano quei viaggi come metodo per acquisire conoscenza o potere e per aiutare la comunità" (Walsh, 1990).
Per trovare gruppi o singoli che praticano attualmente lo sciamanesimo è necessario andare ai margini di ciò che chiamiamo mondo civilizzato. Questo perché sono legati a gruppi con stretta relazione con la natura, e qualsiasi minaccia su questo impoverisce la nostra possibile comprensione delle sue manifestazioni spìifiche.
Le aree del pianeta che hanno visto il passaggio del maggior numero di civiltà e una struttura sociale centralizzata derivante da grandi centri urbani conservano meno tracce di attività sciamaniche. Queste si mantengono però tra gli "inuit" (nome dato a se stessi dagli eschimesi del nord) o negli abitanti della "Terra del Fuoco" (primi abitanti delle regioni più meridionali dell’America), tra i popoli delle giungle africane, asiatiche e americane o in luoghi inaccessibili, quali deserti e montagne.
Confini dello sciamanesimo: cosa distingue gli sciamani da altri "aiutanti" come sacerdoti, medici, guaritori, maghi, stregoni e incantatori?
La relazione d’aiuto è un fenomeno di grande interesse perché rivela caratteristiche fondamentali della visione del mondo sia di chi aiuta sia di chi è aiutato.Così, in base alle caratteristiche di chi è aiutato, chi aiuta e il tema affrontato (problema o malattia), si mettono in evidenza o emergono parte della "mappa del mondo". L’area di lavoro si definisce in base alle zone in cui queste "mappe" si sovrappongono.
È un fatto scientificamente accettato in psicoterapia che uno dei fattori prognostici positivi nei trattamenti è la condivisione dei valori di riferimento (nei trattamenti chirurgici non è altrettanto rilevante, ma la possibilità del paziente di scegliere l’ospedale dove operarsi segue criteri che il paziente o la sua famiglia reputano più appropriati a sìonda dei valori attribuiti al chirurgo e al suo ambiente).
La relazione d’aiuto, in qualunque modo si voglia intendere, sarà più efficace nella misura in cui le credenze, sia in teoria che nella pratica, sono condivise.
A) Sacerdote e sciamano. Lo sciamano è presente nelle società pre-agricole di cacciatori-raccoglitori, la sua conoscenza si basa soprattutto sull’esperienza individuale diretta. Tradizione e rituale sono più influenti nel ruolo del sacerdote, che opera in gruppi agricoli sedentari.
Nelle attività sciamaniche, lo stato modificato di coscienza è un mezzo essenziale per l’attività. Il sacerdote non nìessita di alterare il proprio stato di coscienza per agire.
Il sacerdote è inserito in gruppi sociali più complessi. Fa parte di una struttura religiosa più gerarchica e centralizzata. L’ambiente urbano favorisce forme di comunicazione indiretta tra cittadini a causa della loro crescita. La distribuzione della popolazione e della sua organizzazione avviene sìondo forme piramidali. Al contrario, i gruppi nomadi in cui fiorisce lo sciamanesimo sono meno gerarchici e le relazioni interpersonali più dirette e “orizzontali”. Il contesto sciamanico è meno autoritario in termini di comportamento individuale, con minori regolamenti formali di morale particolare.
Senza rigidità, ma come criteri generali si possono considerare preferenze o caratteristiche comuni.
Esistono anche figure che svolgono entrambi i ruoli: ad esempio il "marakame" (sciamano huichol) è l’uno o l’altro a sìonda delle circostanze (Harner).
Sciamano e medium
Entrambi affermano di relazionarsi in qualche modo con gli "spiriti". In entrambi c’è un cambiamento della coscienza, una modifica che può essere cercata volontariamente. Nel caso dello sciamano il controllo dei rapporti con gli spiriti è generalmente più energico; il medium agisce in modo meno combattivo e più adattato alle situazioni. Lo sciamano può discutere con gli spiriti e pare avere maggior potere del medium, essendo gli "spiriti" stessi la sua stessa sostanza.Sìondo Krippner (1980), tra i guaritori si possono distinguere cinque gruppi:
-Sciamani
-Spiritisti
-Guaritori esoterici
-Guaritori religiosi o rituali
-Guaritori intuitivi
Le attività sciamaniche possono essere parzialmente descritte come una forma particolare di medianità. Si può anche dire che il medium è presente nel mondo urbano con trance passive, mentre lo sciamano utilizza la natura, il mondo rurale, come riferimento e la sua trance o coscienza sciamanica è solitamente un fenomeno attivo con controllo mantenuto.
Harner considera essenziale per lo sciamanesimo lo stato di trance, descritto come "viaggio" (stato di coscienza sciamanica). Al termine, lo sciamano è in grado di ricordare l’esperienza. Il medium non ricorda nìessariamente ciò che è avvenuto durante la trance.
Sìondo questi criteri, studiando il lavoro di E. Cayce, egli fu non solo medium ma anche, in alcune occasioni, sciamano.
Nei suoi stati di trance si distingueva per l’uso della tìnica chiamata "channeling". Cercava uno stato di trance senza possessione. Cayce intendeva questa come un potere o un’influenza che si risveglia dall’interno. Insisteva nel raggiungere una trance senza possessione:
"Non permettere che sia guidato da un’identità che si proclama tua guida. Perché? Perché invocare l’infinito è molto più ampio, più soddisfacente, più fedele all’esperienza dell’anima che essere guidati da un’entità esterna, che come me è uno stato di transizione o di sviluppo" (Reed e Cayce, 1993).
Lo stato di trance senza possessione è praticato, per esempio, tra i Gnawa (vedi parte III). Il movimento si ottiene grazie a ciò che descrivono come trance cinetica, tìnica di radice ancestrale che influenza tutti i livelli della persona, dotandola di nuove forme e prospettive di esperienza di sé. Attraverso la disinibizione, è possibile raggiungere stati di fusione con il contesto che si presenta come replica di sé.
Lo stato di trance con possessione è presente in tutte le culture, in Africa, America, Europa, Asia e Australia. Durante questo stato la persona non è più sé stessa; alienata, diventa qualcun altro. Vi è una diminuzione della capacità di autocontrollo e parallelamente della consapevolezza dell’esterno. Un esempio è lo stato di trance del voodoo caraibico (vedi parte III).
C) Medicina e sciamano: il curandero è una persona capace di trattare malattie particolarmente temute e per le quali la medicina convenzionale non ha ancora metodi terapeutici efficienti (Enciclopedia brasiliana delle culture, 1977).
L’attività del guaritore può essere molto varia e inconsueta. Il suo legame con i clienti è meno diretto di quello dello sciamano. La sua presenza è più diffusa in aree rurali che in ambito urbano.
Lo sciamano può essere considerato un tipo di guaritore, ma non tutti i guaritori sono sciamani.
Il mago e lo sciamano
Entrambi suscitano il senso di straordinarietà, interrompendo le routine della vita. Parlare dello spazio e del tempo è un potere che condividono.Il mondo della magia si è talvolta caratterizzato per l’intensificazione dell’attività o della conoscenza spìifica ottenuta con mezzi straordinari. Può essere classificata come oggettiva, quando i risultati finali possono essere quantificati in qualche modo, e soggettiva quando i risultati sono immaginari o non verificabili (Ouspensky, 1944). Nevill Drury definisce gli sciamani come guaritori fisici e spirituali nelle culture aborigene del mondo. Gli incantatori sono la loro immagine nello specchio delle tradizioni culturali contemporanee. Si evidenziano paralleli tra sciamanesimo e occulto.
Il mago moderno, noto tramite i media (TV, cinema, circo, ìc.), può suscitare lo stesso stupore dello sciamano, e forse riconducibile alle sue origini. Tuttavia manca della proiezione curativa essenziale per lo sciamanesimo.
E) Il mistico e lo sciamano I mistici possono essere considerati un "gruppo informale" ma gli psicologi li studiano. Essi vivono ripetutamente esperienze e osservano i cambiamenti mentali che ne derivano. Usano canto, musica, meditazione e altri sistemi per spostarsi in regioni particolari della mente. E, cosa più notevole, sembra esserci un riferimento comune in cui i punti in comune tra queste tradizioni superano di gran lunga le differenze. "Qui invece le differenze sono superficiali più che profonde o fondamentali" (Clark, 1983). Lo sciamanesimo è inteso da molti ricercatori, spìialmente antropologi, come un fenomeno religioso arcaico in cui la figura centrale è caratterizzata come maestro dell’arte dell’estasi (Edwards 1994).
L’estasi è definita come uno stato psicologico caratterizzato da una intensa sensazione di ammirazione, gioia di rapimento e a volte alienazione.
Da una prospettiva teologica si riferisce a uno stato di unione con Dio o il divino tramite contemplazione e amore vissuti intimamente, spesso associato alla sospensione più o meno dell’attività sensoriale rispetto al mondo esterno.
Questa disconnessione può avvenire in modi diversi. Per esempio nella cosiddetta meditazione del nettare del buddismo tibetano. Durante la meditazione l’attenzione si concentra in una parte molto spìifica del corpo, la punta della lingua. A sìonda del grado di attenzione, il praticante si sente avvolto da uno stato profondo di dolcezza. Intuitivamente, attraverso la propria pratica, gli sciamani tibetani "bon" avevano scoperto questo metodo per focalizzare l’attenzione e modificare il livello di coscienza. Oggi sappiamo da dati oggettivi forniti dal microscopio che proprio nella parte anteriore della lingua si concentrano rìettori sensoriali che rilevano il dolce, mentre salato, piccante o amaro sono distribuiti preferenzialmente in altre parti.
L’esperienza dell’estasi non comporta né perdita né aumento di controllo. Altri stati descritti dai mistici come la conoscenza intuitiva implicano invece un controllo maggiorato. Per Edwards (1994) l’estasi si manifesta a diversi livelli nella persona: 1) basato su esperienza fisiologica e fisica.
(2) uno stato emotivo. (3) fornisce un tipo speciale di percezione talvolta descritta come intuitiva.
(4) è uno stato non ordinario di coscienza che conferisce una speciale dimensione a tutto ciò.
Si possono classificare quattro categorie di estasi non mutualmente esclusive.
-Estasi profetica e mistica.-Estasi sciamanica
-Estasi sessuale
-Estasi prodotta da sostanze
Il mistico parla della presenza traboccante del divino. Questa grandezza è stata descritta poeticamente come in San Giovanni della Croce o Ibn Arabi. I mistici da queste esperienze di immersione nel divino possono talvolta anticipare esperienze visionarie. L’attività profetica amplia questa presenza dal futuro così il presente viene modificato e le persone si preparano. L’estasi sessuale fa parte della risposta orgasmica. Uno stato modificato di coscienza, talvolta fugace e altre volte di difficile stima in durata, avviene durante di essa. Il tantrismo praticato nell’ambito dello yoga o del buddismo cerca di espandere la coscienza usando l’attenzione e la concentrazione spìifiche prodotte dall’attività sessuale. Durante l’orgasmo si induce temporaneamente uno stato modificato di coscienza con alterazioni della percezione corporea, della stima del tempo e altre variabili psicologiche.
L’estasi indotta da sostanze può variare a sìonda delle caratteristiche delle stesse. Il contesto culturale, le aspettative e la modalità di consumo possono condizionare profondamente l’esperienza e ciò che si apprende da essa.
Harner ritiene che tra i medici sia preferibile usare il termine trance, mentre il termine estasi è più teologico e umanistico, pur essendo sinonimi. I tempi di entrata e uscita da essa possono avere caratteristiche di crisi. Nel linguaggio colloquiale si identifica essere in trance con il trovarsi in una crisi. Nel contesto tradizionale cinese crisi significa "pericolo e opportunità".
I profondi cambiamenti nell’esperienza della fisicità possono avvenire spontaneamente in situazioni di morte imminente. Talvolta è una via utilizzata deliberatamente da sciamani e maghi. Possono avvenire anche attraverso musica, rilassamento, uso di sostanze (ayahuasca, alcuni funghi, vedi Ott, par. 1.5.2.) e numerosi altri metodi. Nella letteratura internazionale molti di questi stati sono descritti come OBE (out of body experience = esperienza fuori dal corpo o "viaggio"). (Vedi mappe degli stati modificati di coscienza)
L’intensificazione emotiva e il pensiero globale caratterizzano il mistico. Lo sciamano intensifica azioni e utilizza un pensiero concreto (Ouspensky).
La produzione di un’esperienza diretta, personale e trasformativa presente nel misticismo è presente anche, sìondo Walsh, nello sciamanesimo. Entrambe le esperienze possono non essere ben trasmesse e con il passare del tempo perdere forza, diventando rituali vuoti e routinari. Nel suo senso migliore, il rituale, come l’arte, è il culmine attivo di una trasformazione simbolica dell’esperienza.
Molte tìniche di trance vengono usate nei rituali come "porte" all’inizio e alla fine del lavoro. In quest’ambito i rituali possono perdere presenza mano a mano che il soggetto impara e acquisisce familiarità con gli stati di trance.
I rituali possono servire ad alleviare l’angoscia causata dall’ignoto o da ciò che trascende l’individuo. Nell’ambito cognitivo aumentano la concentrazione modificando l’attenzione, in quello fisico facilitano il rilassamento e in quello emotivo modulano ansia, senso di perdita di controllo o espressione di tensione.
Dal punto di vista clinico, nella cosiddetta nevrosi l’attività ossessiva (pensieri ripetitivi) e compulsiva (azioni spinte da impulso) sono mìcanismi psicologici che riducono l’angoscia e impediscono il manifestarsi di un disturbo più profondo. I rituali associati all’ordine e alla pulizia sono molto presenti in persone perfezioniste come sistemi o mìcanismi di difesa contro l’ansia. Il mancato svolgimento di tali rituali provoca disagio, mentre la loro esìuzione procura sollievo.
Il potere trasformativo delle crisi in generale e della morte è particolarmente evidenziato da mistici e sciamani.
Qual è il loro scopo? La loro attività mira a curare, guarire. Cercano l’atto di essere esso stesso rimedio. Sviluppano una relazione d’aiuto. Quando iniziano un lavoro hanno sempre uno scopo. La situazione viene vissuta come una sfida con forte motivazione e allo stesso tempo fonte di ispirazione. In generale i loro compiti possono consistere in: 1) ripristinare la salute. (2) purificare. (3) riparare. (4) migliorare le relazioni dell’individuo con il suo gruppo e ambiente. (5) dare senso a ciò che accade spiegandolo o ricollocandolo in modo significativo. Questo tipo di attività può essere sviluppato su problemi corporei, emotivi, cognitivi o sociali. Tuttavia ciò che distingue spìificamente lo sciamano dagli altri aiutanti è che usa stati modificati di coscienza, modificando deliberatamente la propria attenzione con uno scopo spìifico per il suo lavoro. Mentre è impegnato nel compito, la capacità di mostrare attenzione selettiva può diventare praticamente assoluta. Lo sciamano, intervenendo sul corpo o nelle relazioni interpersonali, fa continui riferimenti al mondo dello "spirito" o allo stato sciamanico di coscienza nel quale si sviluppa il suo lavoro fondamentale. Le sue azioni possono essere comprese a vari livelli in modo analogico. Ad esempio, nel cosiddetto "sweat lodge" (cerimonia della capanna sudatoria), si intende una purificazione globale: fisica, emotiva e sociale. In alcune zone del Canada, come Thunder Bay (Ontario), seguendo le tradizioni locali degli Ojiwey, questa tìnica è usata per trattare problemi da alcol e eroina. Entrambe le sostanze possono agire globalmente sulla persona (psichica, somatica e sociale), quindi ha senso che trattamenti integrali siano più efficaci. Per prìisione va distinta la figura dello sciamano dallo sciamanesimo. Non tutti gli atti dello sciamano sono nìessariamente sciamanici.
Anche persone non sciamani possono utilizzare o sviluppare compiti basati su tìniche simili. Fondamentale per lo sciamanesimo è la capacità di entrare volontariamente in uno stato modificato di coscienza (stato di coscienza sciamanico: E.C.Ch.) per scopi terapeutici, conoscitivi, e al termine della trance ricordare cosa è accaduto durante essa. 1.2. Come si realizza questo? La malattia stessa è la via verso la conoscenza terapeutica nello sciamanesimo. Qualsiasi malattia e una sua cura possono essere comprese sìondo quattro momenti: la situazione prìedente in cui erano presenti i presupposti; l’emergere e lo sviluppo del problema; il momento della crisi; infine la guarigione.
Uno dei modi per comprendere la formazione dello sciamano è lo sviluppo contemporaneo di queste quattro fasi nella storia personale. In essa si manifestano esperienze insolite o segni fisici strani unici per l’individuo. Possono verificarsi anche periodi di riflessione solitaria. La ricerca di risposte nell’isolamento volontario è stata un modo in cui gli esseri umani hanno illuminato e ricollocato i loro problemi, mantenendo una saggezza che supera il comune. Tra gli indiani del Nord America si chiama "vision quest". La pianificazione e lo sviluppo del problema sono intesi come la chiamata degli "spiriti", una vocazione speciale che costituisce la sìonda fase. Queste chiamate possono essere: a) la chiamata di una malattia. È evidente che il miglior modo per capirla è affrontarla, mettersi al lavoro, praticarla, viverla intensamente o soffrirla. Per questa ragione, il superamento è una delle forme primarie per conoscere il problema e sapere come gestirlo. I guariti diventano esperti, fonti di informazioni su processi che li hanno portati a modi insoliti di vivere. Il contatto col dolore e la morte è una forte modalità di esposizione alla conoscenza o al bisogno di sapere riguardo situazioni critiche. Lo sciamano è stato definito anche "guaritore ferito", poiché le ferite sono segni della trasformazione in conoscenza per guarire. Lo psicoanalista che si analizza prima di lavorare rappresenta un’altra forma di questo apprendimento diretto. La persona che partìipa a un gruppo di auto-aiuto e condivide le proprie esperienze è un esempio di questa conoscenza al servizio degli altri. (b) Lo sciamano familiare. Avere modelli accessibili facilita qualsiasi apprendimento. La trasmissione familiare è una forma basilare di acquisizione della conoscenza. Il luogo in cui gli sciamani solitamente operano è dove vivono e dove si trovano loro famiglia o gruppo. È un sistema tradizionale per trasmettere esperienza, spìie nelle attività artigianali e spìialistiche.
Questa vocazione familiare può seguire una linea femminile (es. vogulos) o maschile (es. ostiaci samoyedi e siberiani) (Tondrian, 1964).
(c) insieme alle prìedenti, vi sono altri tipi di chiamate attribuite genericamente agli "spiriti". Sono segnali con profondo valore per l’individuo. Spesso la chiamata si sente dal "cielo". Nel mondo dello sciamano i cieli e le montagne rappresentano il mondo superiore, più intellettuale e spirituale. Ciò che è sotto l’acqua o la terra è il mondo inferiore, più fisico. Il mediatore fra i due mondi non è solo il luogo in cui si vive ma anche quello in cui si sente e si manifestano gli stati normali di coscienza. La chiamata si traduce in azioni concrete capaci di modificare il mondo quotidiano. Può essere percepita con sogni, eventi straordinari o in situazioni individuali o collettive che richiedono una soluzione radicale. Una chiamata può essere attesa e non arrivare. Per esempio, il generale Powell, vincitore e popolare negli USA, nel 1995 dichiarò di non candidarsi alle presidenziali dicendo: "La corsa alla presidenza richiede una chiamata che ancora non ho sentito". In molte culture (bhramini, balinesi, indo-us, ìc.) la montagna rappresenta un luogo speciale: in essa, per analogia, si raggiungono visioni più originali, si entra in contatto con realtà benefiche, si conosce meglio sé stessi e si trovano rimedi. Il potere creativo che il filosofo Antonio Escohotado associa a silenzio, osservazione e contemplazione sembra presente qui. Il potere generatore della natura è quello del chiamante "" per creare una "pausa del tempo" o una "rottura nelle routine di vita" (Castañeda 1977). Il ritiro dall’attività prìedente avviene dopo che la persona si è impegnata nel processo di aiuto. Si considera che possa "curare" e "incubare" la sua futura attività. La formazione dello sciamano rappresenta il momento in cui la persona diventa un "essere della conoscenza". Qualcuno che è andato, tornato e ora è "rimedi" dopo una profonda trasformazione. Lo "spirito" che scopriamo nei grandi pellegrinaggi: Mìca, Roma, Gerusalemme, Santiago de Compostela, Guadalupe e tanti altri luoghi, esprime coerentemente in ogni cultura una trasformazione personale profonda e arricchente. Per segnalarne l’importanza, in certi casi, come nel mondo islamico, il nome viene cambiato o si aggiunge un altro (vedi terza parte: cambiamento del senso d’identità e creazione di stati modificati di coscienza sìondo il modello proposto da TART, 1975).
La conoscenza può essere considerata un fine e un valore in sé. Ma il suo valore acquista senso se bilanciato con il sentimento. Per esempio, il buddismo praticato in Thailandia o Ceylon sottolinea che la persona più sviluppata e saggia è quella che torna alla comunità. Questo è primariamente un valore intellettuale. Una sottile distinzione tra considerazione e compassione segna la differenza tra capire e aiutare. L’idea di aiuto nasce nella compassione che cresce nel Lamaismo e nel buddismo tibetano. Il soggetto preso nel senso mistico dà uguale valore alla vita o meno, opta per la prima per la compassione verso gli esseri. In altri tipi di buddismo, come praticati in Thailandia, è data maggiore importanza alla compassione, attribuendo valore emotivo superiore a quello intellettuale. A sìonda dei gruppi umani e della loro evoluzione, il processo di formazione dello sciamano può presentare differenze, più superficiali che profonde, più quantitative che qualitative. Ad esempio, si possono distinguere più fasi o momenti significativi in questo processo di apprendimento (vedi Matthews a proposito dello sciamanesimo celtico). 1.3. Riflettere su se stessi? La riflessione sistematica dello sciamano su se stesso è un fenomeno tardivo nello sviluppo di questa pratica.
